Valeria Cotza - Sorte - prologo

Valeria Cotza - Sorte - prologo

Lettura di Tiziana Sinibaldi. br br Ombre inghiottono la stanza nella semi-oscurità, tende volteggiano al suono silenzioso dell’eccitante danza del vento. Ciò che prima appariva limpido ai miei occhi ora si fa oscuro, e si copre d’un cupo mantello troppo pesante, per me, da sopportare. La notte che un tempo amica mi stringeva la mano, adesso, in questo posto dimenticato da Dio, nemica mi spinge giù dal trampolino nelle acque dei miei più angoscianti pensieri. La nera solitudine di un’ora fa cadere la mente nella contraddizione, e senti sulla pelle emozioni mai provate, vedi scene mai vissute. Fabbrichi ricordi appena nati, ricordi di un passato che non è mai stato. E’ questa una situazione surreale, che ti tiene inconsciamente sopra la vita e ti fa scioccamente credere d’intravedere oltre la vita. Cerulei occhi di una sognatrice, colorate lenzuola linde di un vecchio letto morbido, valigie ammassate in segno di un’imminente partenza. br br C’è un caldo afoso ed insostenibile in questa notte estiva di rivelazioni verso l’ignoto, un ignoto che, se troppo contemplato, fa sprofondare la mente nella più cieca pazzia. Ma se lo sfioro, lo annuso soltanto per prenderne spunto senza avanzare l’impossibile pretesa di comprenderlo, forse riuscirò nell’obiettivo che sarà la conquista in quest’ora di buio. br Il vento sibila fuori dalla finestra, canta dalle fessure della tapparella abbassata una musica che non udii mai prima d’ora, estranea e sinistra alle mie orecchie. Mi chiedo come questo flebile soffiare ad intermittenza possa far contorcere delle tende così immense, alte nella loro eleganza. br br Come in un film odo una dolce musica di sottofondo, pacata, che non esiste se non nei meandri della mia più profonda fantasia; aleggia al di sopra di non so bene quali pensieri, tarpa le mie ali spensierate conferendo tragicità al mio assurdo immaginario. Lieve colonna sonora di un crudele film di sofferenza… colonna sonora di un film che è lo specchio di vite umane reali… non della mia. Non della mia. br br Osservo ogni particolare di questa stanza con occhi sgranati, attenti, pieni di un terrore che mai appartenne a me; sento addosso il peso delle atrocità che infestano il mio mondo, ma non riesco a comprendere se ciò che grava su di me è, tra le tante altre cose, anche il peso di me stessa o io ne sono, in qualche modo, esclusa. Ecco che quel presentimento si annida in me, con una tale prepotenza da farmi capire che per tutta la mia passata vita non ho fatto altro che ballare un estenuante girotondo intorno ad esso, dai mille colori, dalle mille sfaccettature. br br Alzo la tapparella abbassata con evidente nervosismo, scosto le tende che al caldo tocco del vento si quietano riacquisendo la loro naturale freddezza. Appoggio i gomiti sul piccolo davanzale: un universo di stelle si stagna dinnanzi ai miei occhi che poco hanno veduto di questo mondo e, desiderosi dell’inesplorato, contemplano meravigliati, quasi increduli, questo manto leggero costellato di numerosi puntini, disegnati come in modo da dar vita ad un semplice disegno d’effetto dai soli due colori. Ecco che inizio a non sentire più mia questa vita che ti pone continuamente, oppressivamente, davanti a scelte che, timide, mostrano ognuna una differente via, quasi una sorta di mondo parallelo che ogni giorno distruggiamo e gettiamo come se non rappresentasse una tra le tante possibilità d una salute migliore. Ma se invece fossimo semplicemente simili ad una di quelle luci che sono state accese lassù, in quel cielo che finge di proteggerci, disegnate e disposte secondo un ordine preciso che è fuori dalla nostra portata contestare o, ancora più grave, cambiare. Forse ci illudiamo di aver sotto controllo la situazione, lasciando poi lanciare inconsapevolmente il dado delle nostre sorti a Qualcuno che magari non si è mai preso la briga di scendere qui da noi. br br Forse è solo qua, in questo angolo di terra lontana, che tutto ciò che prima appariva così di vitale importanza nel caos di una città ora va confluendo in un unico punto che altro non rappresenta se non quello di cui potremo fare a meno. Ma chi legherebbe la propria, unica possibilità di vivere ad un ideale di cui la maggior parte dell’umanità ignora il significato? La solitudine mi fa commettere anche questa ingenuità in questo posto dimenticato da Dio. br br Inizio a percepire un certo mio distacco dalla realtà. Abbasso la tapparella nuovamente e le ombre si rimpossessano di questa piccola stanza che va tramutandosi in una sorta di confessionale segreto. Sono, i mie pensieri, frutto di una febbre crescente o realtà di cose che si svela a chi ormai non ha più nulla da perdere? br br continua... leggi il testo integrale su www.suonamiunapoesia.


User: SuonamiUnaPoesia

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Uploaded: 2013-08-19

Duration: 09:25